{"id":979,"date":"2017-06-08T18:41:13","date_gmt":"2017-06-08T16:41:13","guid":{"rendered":"http:\/\/www.silviagiambrone.com\/?p=979"},"modified":"2017-06-08T18:41:13","modified_gmt":"2017-06-08T16:41:13","slug":"la-lavorazione-degli-oggetti-contro-la-materia-e-una-sorta-di-psicanalisi-naturale-e-offre-possibilita-rapida-di-guarigione-poiche-la-materia-non-ci-consente-di-ingannarci-sulle-nostre-forze","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.silviagiambrone.com\/en\/la-lavorazione-degli-oggetti-contro-la-materia-e-una-sorta-di-psicanalisi-naturale-e-offre-possibilita-rapida-di-guarigione-poiche-la-materia-non-ci-consente-di-ingannarci-sulle-nostre-forze\/","title":{"rendered":"&#8216;La lavorazione degli oggetti contro la materia \u00e8 una sorta di psicanalisi naturale e offre possibilit\u00e0 rapida di guarigione, poich\u00e9 la materia non ci consente di ingannarci sulle nostre forze&#8217;. G.B."},"content":{"rendered":"<p>Un&#8217;aderenza alle cose la chiedono la cose stesse, il corpo danza con loro un corteggiamento che volteggia di epoca in epica attraverso geologie di pentimento e glaciazioni d&#8217;odio.<\/p>\n<p>Seduta sul pi\u00f9 lussioso altare troneggia in dubbioso spasmo la frustrazione: come non limarsi i denti a misura di pasto?<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-980\" src=\"http:\/\/www.silviagiambrone.com\/nuovosito\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/Duino-elegy-n.-1-1-bassa-300x200.jpg\" alt=\"\" width=\"766\" height=\"510\" srcset=\"https:\/\/www.silviagiambrone.com\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/Duino-elegy-n.-1-1-bassa-300x200.jpg 300w, https:\/\/www.silviagiambrone.com\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/Duino-elegy-n.-1-1-bassa-1024x683.jpg 1024w, https:\/\/www.silviagiambrone.com\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/Duino-elegy-n.-1-1-bassa-768x512.jpg 768w, https:\/\/www.silviagiambrone.com\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/Duino-elegy-n.-1-1-bassa-1536x1024.jpg 1536w, https:\/\/www.silviagiambrone.com\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/Duino-elegy-n.-1-1-bassa-2048x1365.jpg 2048w\" sizes=\"auto, (max-width: 766px) 100vw, 766px\" \/>Elegia Duinese n.1, 2016<\/p>\n<p>creta, ametista<\/p>\n<p>12x15x10 cm<\/p>\n<p>LA PRIMA ELEGIA<\/p>\n<p>Ma chi, se gridassi, mi udrebbe, dalle schiere<br \/>\ndegli Angeli? e se anche un Angelo a un tratto<br \/>\nmi stringesse al suo cuore: la sua essenza pi\u00f9 forte<br \/>\nmi farebbe morire. Perch\u00e9 il bello non \u00e8<br \/>\nche il tremendo al suo inizio, noi lo possiamo reggere<br \/>\nancora,<br \/>\nlo ammiriamo anche tanto, perch\u2019esso calmo, sdegna<br \/>\ndistruggerci. Degli Angeli ciascuno \u00e8 tremendo.<br \/>\nE cos\u00ec mi rattengo e il richiamo di oscuri singhiozzi<br \/>\nlo soffoco in gola. Ah, di chi mai<br \/>\nci possiamo valere? Degli Angeli no, degli uomini no,<br \/>\ne i sagaci animali, lo notano che, di casa nel mondo<br \/>\ninterpretato,<br \/>\nnon diamo affidamento. Ci resta, forse,<br \/>\nun albero, l\u00e0 sul pendio,<br \/>\nda rivedere ogni giorno;<br \/>\nci resta la strada di ieri,<br \/>\ne la fedelt\u00e0 viziata d\u2019un\u2019abitudine<br \/>\nche si trov\u00f2 bene con noi e rimase, non se ne and\u00f2.<br \/>\nOh, e la notte, la notte, quando il vento pregno di<br \/>\ncosmico spazio<br \/>\nci smangia la faccia , a chi non resterebbe la sospirata,<br \/>\nche soavemente delude, e che incombe pesante al cuore<br \/>\nsolitario? Che sia forse pi\u00f9 lieve agli amanti?<br \/>\nAh, loro, se la nascondono soltanto, un con l\u2019altro, la<br \/>\nloro sorte.<br \/>\nNon lo sai ancora? Getta dalle tue braccia il vuoto<br \/>\nagli spazi che respiriamo; forse gli uccelli<br \/>\nnell\u2019aria pi\u00f9 vasta voleranno pi\u00f9 intimi voli.<br \/>\nS\u00ec, certo, le primavere avevano bisogno di te. Qualche<br \/>\nstella<br \/>\ns\u2019aspettava che tu la rintracciassi. Montava<br \/>\nun\u2019onda dal passato, in qua, o<br \/>\nmentre tu passavi sotto una finestra aperta<br \/>\nsi donava un violino. Tutto questo era compito.<br \/>\nMa lo reggevi tu? Cos\u00ec sempre distratto d\u2019attesa,<br \/>\ncome se tutto t\u2019annunciasse un\u2019amata? (E dove la<br \/>\nvorresti rifugiare se i grandi, strani pensieri<br \/>\nin te vengono e vanno<br \/>\ne spesso si stanno, la notte?)<br \/>\nMa se ti struggi cos\u00ec, canta le innamorate. Certo,<br \/>\nnon \u00e8 ancora abbastanza immortale il loro sentimento<br \/>\nfamoso.<br \/>\nCanta di loro, delle abbandonate, tu quasi le invidi, che ti<br \/>\nparvero tanto pi\u00f9 amabili delle placate. Riprendila<br \/>\nsempre l\u2019irraggiungibile celebrazione;<br \/>\npensa: l\u2019eroe perdura, financo la morte per lui<br \/>\nfu soltanto pretesto per essere: la sua ultima nascita.<br \/>\nMa l\u2019eroine d\u2019amore se le riprende in s\u00e9 l\u2019esausta Natura<br \/>\ncome se non ci fossero forze due volte,<br \/>\nper compiere questo. Hai cantato abbastanza<br \/>\ndi Gaspara Stampa, che una qualche fanciulla<br \/>\ncui sfugga l\u2019amato, all\u2019esempio esaltato<br \/>\ndi questa innamorata, senta: posso essere anch\u2019io<br \/>\ncome lei?<br \/>\nTanto antichi dolori, non dovrebbero, ormai,<br \/>\ndiventar pi\u00f9 fecondi per noi? non \u00e8 tempo che amando,<br \/>\nci liberiamo dall\u2019essere amato, lo reggiamo fremendo:<br \/>\ncome la freccia regge la corda, tutta raccolta nel balzo,<br \/>\nper superarsi? Ch\u00e9 non si pu\u00f2 restare, in nessun dove.<br \/>\nVoci, voci. Ascolta, mio cuore come soltanto i Santi<br \/>\nascoltarono un giorno: il grande richiamo<br \/>\nli alzava dal suolo; ma essi, impossibili,<br \/>\nrestavano assorti in ginocchio:<br \/>\ncos\u00ec ascoltavano. Non che tu possa mai reggere<br \/>\nla voce di Dio. Ma lo spiro ascolta,<br \/>\nl\u2019ininterrotto messaggio che da silenzio si crea.<br \/>\nEcco fruscia qualcosa da quei giovani morti e viene a te.<br \/>\nDove entrassi tu mai nelle chiese<br \/>\ndi Roma o di Napoli, non ti parlava pacato il loro<br \/>\nDestino?<br \/>\nO ti si imponeva una scritta, sublime,<br \/>\ncome ieri la lapide in Santa Maria Formosa.<br \/>\nChe vogliono da me? Ch\u2019io debba rimuovere lieve<br \/>\nquella parvenza d\u2019ingiusto che turba un po\u2019, talvolta,<br \/>\nil moto puro dei loro spiriti.<br \/>\nCerto \u00e8 strano non abitare pi\u00f9 sulla terra,<br \/>\nnon pi\u00f9 seguir costumi appena appresi,<br \/>\nalle rose e alle altre cose che hanno in s\u00e9 una promessa<br \/>\nnon dar significanza di futuro umano;<br \/>\nquel che eravamo in mani tanto, tanto ansiose<br \/>\nnon esserlo pi\u00f9, e infine il proprio nome<br \/>\nabbandonarlo, come un balocco rotto.<br \/>\nStrano non desiderare quel che desideravi. Strano<br \/>\nquel che era collegato da rapporto<br \/>\nvederlo fluttuare, sciolto nello spazio. Ed \u00e8 faticoso<br \/>\nesser morti;<br \/>\nquanto da riprendere per rintracciare a poco a poco<br \/>\nun po\u2019 d\u2019eternit\u00e0. Ma i vivi errano, tutti,<br \/>\nch\u00e9 troppo netto distinguono.<br \/>\nSi dice che gli Angeli, spesso, non sanno<br \/>\nse vanno tra i vivi o tra i morti. L\u2019eterna corrente<br \/>\nsempre trascina con s\u00e9 per i due regni ogni et\u00e0,<br \/>\ne in entrambi la voce pi\u00f9 forte \u00e8 la sua.<br \/>\nInfine, non han pi\u00f9 bisogno di noi quelli che presto la<br \/>\nmorte rap\u00ec,<br \/>\nci si divezza da ci\u00f2 che \u00e8 terreno, soavemente,<br \/>\ncome dal seno materno. Ma noi, che abbiamo bisogno<br \/>\ndi s\u00ec grandi misteri, quante volte da lutto<br \/>\nsboccia un progresso beato : potremmo mai essere,<br \/>\nnoi, senza i morti?<br \/>\nSarebbe vano il mito, che un giorno nel compianto di<br \/>\nLino<br \/>\nla prima musica, ardita, pervase arida rigidezza,<br \/>\ne che sol nello spazio sgomento, a cui un fanciullo quasi<br \/>\ndivino<br \/>\nad un tratto e per sempre mancava, il vuoto entr\u00f2 in<br \/>\nquella<br \/>\nvibrazione che ora ci rapisce e ci consola e ci aiuta.<\/p>\n<p>R. M. Rilke<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Un&#8217;aderenza alle cose la chiedono la cose stesse, il corpo danza con loro un corteggiamento che volteggia di epoca in epica attraverso geologie di pentimento e glaciazioni d&#8217;odio. Seduta sul pi\u00f9 lussioso altare troneggia in dubbioso spasmo la frustrazione: come non limarsi i denti a misura di pasto? 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