{:it}Viola e un poco nervosamente, 2010{:}{:en}Viola e un poco nervosamente, 2010{:}

Performance

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Performance musicale

Percussioni: Alessandro Bianchini

Pianoforte:  Jacopo Mazzonelli

Mi è stata offerta l’opportunità di lavorare con i musicisti dell’orchestra JFutura di Trento. Mi è stata data l’occasione di “usarli”, ed “usare” la musica per arrivare all’arte. Ho chiesto ai musicisti dell’orchestra di usarmi come un vero e proprio strumento musicale, improvvisando al ritmo del mio battito cardiaco, lasciando che la musica ed il mio corpo si fondessero in un’unica cosa. Così nasce questa performance ispirata alla poesia di Vladimir Majakovskij Viola e un poco nervosamente.

Mi sono accorta, lasciandomi suonare, della differenza che intercorreva nella percezione deii musicisti e degli ascoltatori prima e dopo la performance. Prima il mio corpo era un corpo di donna seminudo e per questo socialmente difficile da approcciare, dopo, una volta diventato uno strumento musicale, era un corpo da toccare senza commettere alcun illecito e senza cercare onesto riparo in alcuna inibizione sociale. Questa l’esperienza di un corpo e di un soggetto che cambiano in relazione al contesto ospitante, così le relazioni cambiano in base al significato che al corpo viene attribuito.

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Percussion: Alessandro Bianchini

Piano:  Jacopo Mazzonelli

This performance found inspiration in Majakovskij’s poem Viola e un poco nervosamente, and is the result of collaboration with the Italian orchestra Jfutura of Trento. I was asked to “use” the musicians of the orchestra and the music as a language to make a work of art. A classic view point about music (which I share) is that music is the most intimate form of art, for it reach the depth of our body without cultural mediation. This made me wondering whether a reversion of this approach is possible, whether rather than being the receivers of this immediacy the body functions as the ultimate creator of a musical communication. This immediacy arises from the inner depth of the body, whether rather than receiving the music from outside is the music of the body to emerge and penetrate the external environment. I asked the musicians to play my body as it was a musical instrument, making an improvisation following the rhythm of my heart which was amplified electronically. Therein allowing my body and the music to merge into one surface.

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