In occasione dell’opening della mostra personale Certe Cose alla Fondazione Nicola del Roscio, Roma

In occasione dell’opening della mostra personale Certe Cose alla Fondazione Nicola del Roscio, Roma




Traum è una performance che esplora le dinamiche del trauma e il rapporto con lo spazio fisico e psichico dell’intimità domestica




Realizzata in due diversi contesti, Baby dull è una performance che mette al centro l’intimità come spazio di negoziazione e di potere.
Per la performance Baby Dull del 2020 da Spazio Taverna (Roma), Silvia Giambrone instaura una collaborazione con alcuni professionisti di diversi settori chiedendo loro di dare, secondo le loro competenze lavorative, una interpretazione del suo comportamento mentre lei performa l’azione di indossare delle ciglia legate a delle catene attaccate al muro realizzate da lei come vere e proprie sculture. I professionisti chiamati a partecipare sono: Stefano Ambrosetti (Avvocato), Massimo Bassan (Fisico Gravitazionale), Igor Branchi (Etologo), Davide Enia (Scrittore), Isabella Pratesi (Naturalista).
L’azione compiuta dall’artista viene così interpretata in modi molto diversi rivelando il vuoto di verità implicito nelle trappole tese dall’identità socialmente intesa e mettendo quindi in guardia dai rischi nei quali si incorre quando la conoscenza diventa potere.
Il tema della performance diventa quindi l’introiezione della violenza, esplorata nelle sue possibili interpretazioni.
performance con Silvia Giambrone e Dalila Cozzolino
Padiglione James Wines, Parco sculture, Fondazione Pietro e Alberto Rossini, Briosco (MB)
videoproiezione
col., loop
Attraverso il dispositivo architettonico – il padiglione di James Wines che si trova nel parco sculture della Fondazione Pietro e Alberto Rossini – Atto unico per mosche racconta l’alienazione domestica e l’invisibile e misteriosa corrispondenza tra persone, oggetti, spazio e tempo.

performance con Silvia Giambrone, Davide Enia, Dalila Cozzolino, Andrea di Palma
Nobody’s room è una performance che si esegue utilizzando la scultura omonima composta da aste da microfono e oggetti da cucina.
Il testo è liberamente tratto da ‘Indicazioni stradali sparse per terra’, del poeta e drammaturgo bosniaco Nedzard Maksumic che ha scritto venti punti per sopravvivere ad una guerra. Ho riadattato il testo togliendo i riferimenti diretti alla guerra e ai massacri e trasformandoli in diciassette punti per sopravvivere al proprio ambiente domestico.
Il testo riadattato è il seguente:
1. In questo contesto nessuno è matto. O almeno ciò non si può asserire nei confronti di nessuno. Molti di quelli che erano matti prima, ora si mettono in mostra molto bene. Come combattenti coraggiosi, convinti delle idee degli altri.
2. In queste condizioni nessuno è intelligente. Non si deve credere alla verità di nessuno. Le lunghe disquisizioni di una volta sull’insensatezza di ciò, in un batter d’occhio si trasformano in un selvaggio grido, non appena si viene a conoscenza di cosa è accaduto.
3. Bisogna non ricordare nulla e provare a dormire senza sonno, ornarsi di amuleti. Avere fede nel fatto che saranno d’aiuto. Bisogna avere fede in qualsiasi segno. Ascoltare attentamente il proprio ventre. Agire secondo le proprie sensazioni. Se si pensa che non bisogna camminare per quella strada, allora andare per un’altra.
4. Bisogna non avere paura di niente. La paura genera nuova paura e blocca. Bisogna credere fermamente di essere stati prescelti a restare vivi.
5. Bisogna non lasciare lavori a metà. Saldare i debiti. Essere puliti. Non fare nuove amIcizie. Già con quelle vecchie si avranno abbastanza preoccupazioni
6. Bisogna proteggere i ricordi, le fotografie, le prove scritte del fatto che si è esistiti. Se tutto brucia, se si perde tutto, se ti prendono tutto… si dovrà dimostrare anche a se stessi che una volta si era. Ammassare tutto nei sacchi di plastica, seppellirli nella terra, murarli nelle pareti, nasconderli, e solo ad alcuni svelare la mappa per raggiungere il tesoro.
7. Bisogna non legarsi alle cose, alla terra, ai muri, alle case, ai gioielli, alle automobili, agli oggetti d’arte, alle biblioteche… Trasformare in denaro tutto ciò che ha ancora un prezzo. E tuttavia, non legarsi in alcun modo al denaro. Appena si può scambiarlo con la libertà.
8. Adoperarsi per il bene delle persone. Sempre. Il più delle volte non lo meritano, ma farlo ugualmente. Non aspettarsi alcuna riconoscenza. Non chiedere per chi si fa il bene. Non legarsi alle proprie azioni.
9. Non dire ciò che si pensa. Non essere così stupido. Perché appena si pensa non si appartiene più a loro. Non tacere, perché non possano pensare che pensi a qualcosa. Parlare, così, giusto per parlare.
10. Se ci si imbatte nel pericolo, non essere coraggiosi, neppure spinti dalla disperazione. Tentare di sopravvivere. Fare tutto quanto è nelle proprie possibilità. Soltanto bisogna stare attenti a non mettere altri in pericolo con i propri tentativi. Finché non si è morti si è vivi. Sembra comprensibile. Non toglierselo mai dalla testa. Se occorre sacrificarsi, farlo per le persone cui si vuol bene, non farlo mai, in nessun modo, per delle idee. Il sacrificio verrà giudicato dagli altri sempre in maniera scorretta, a seconda della loro coscienza e della loro prospettiva. Le idee passeranno, si rovineranno, diventeranno comiche. Se si resta vivi, si vedrà quanto sarà difficile continuare a credere in loro.
11. Non supplicare per nessun motivo. Non supplicare nessuno. Neanche se c’è di mezzo la vita. E’ una questione di buon gusto. Pensare solo cosa vuol dire vivere sullo stesso pianeta con chi ti ha risparmiato la vita.
12. Non mettersi a capo di nessuno. Per nessuna ragione. Quando ci si voltasse a cercare aiuto, dietro non ci sarà nessuno. Non fare affidamento su nessuno, ma non sottrarsi al fatto che quelli che ami fanno affidamento su di te. Questo è salutare. Bisogna sapere: perché? Gli obiettivi non devono essere grandi, in nessuno modo di carattere generale. Conoscevo una persona che per tutto il tempo ha desiderato dl bere una birra. E’ vero: non ci è riuscito, ma era splendido vivere desiderandolo.
13. Non stupirsi di nulla. Di ogni possibile prodigio. Non farsi deprimere da nessuna cosa. Anche prima erano tutti fatti così, solo che le condizioni erano diverse da quelle di adesso. Questa è la prima occasione per mettersi alla prova. Così tanti sono delusi da loro stessi che in confronto la propria delusione è un nonnulla. Se qualcuno ti tradisce una volta, non lasciargli la possibilità di farlo un’altra volta.
14. Cercare di essere sempre prudenti. Se si ha bisogno di una buca in cui ripararsi, scavarsela da soli. Se qualcun altro lo fa per te, la buca potrebbe rivelarsi troppo piccola.
15. Non si ha il diritto di adirarsi con nessuno. E tuttavia, è necessario non dimenticare nulla. Quando tutto è finito, decidere di cosa non ci si vuol più ricordare. Se tutto è passato, non dimenticare gli esami che alcuni non hanno superato.
16. E però, non fondarsi su questo. Non aspettare l’occasione per potersi rivalere. La vendetta deve essere estranea. Una questione che appartiene ad altri. Se si sopravvive, si vive per se e per quelli che sono sopravvissuti.
17. E ancora, non credere mai di essere il Signore della Verità. Nessuno lo è. A me è sembrata in questo modo. A un altro è sembrata diversamente. Mantenere per sé il pezzetto della propria verità. Servirà soltanto a se stessi. Rinunciare al diritto di scrivere la storia dell’assedio. Non contrapporsi ai nomi di quelli che sono stati scelti come eroi. Non sperare di riuscire a mettere a posto qualcosa, neanche una ingiustizia rimasta in sospeso. In quel momento, la storia è già stata scritta. Non c’è posto qui per la propria verità.
Ora che si sa tutto questo, provare a proteggere se stessi e forse a salvarsi la testa. Se non ci si riesce, almeno non ci si annoierà.
videoproiezione
col., 5’02’’
Una performance che mette l’accento sulla familiarizzazione con la minaccia come paradigma relazionale.
colletto ricamato sulla pelle dal Dott. Franco Nucci
La performance Teatro anatomico fa parte di una più ampia indagine sulla pratica del ricamo, pratica storicamente rilevante tra le cosiddette “arti femminili”. Considerata oggi preziosa perché parte di un mercato artigianale di importante valore economico, il ricamo rappresenta una competenza straordinaria, maturata dall’esercizio di pratiche coercitive incarnando la forte ambiguità che talvolta la cultura promuove con l’ausilio della bellezza. Se, per un verso, il ricamo era una delle poche espressioni creative concesse alla donna, per un altro verso bene rappresentava l’adesione inconsapevole delle donne stesse ad una precisa cultura del genere.
Performance musicale
Percussioni: Alessandro Bianchini
Pianoforte: Jacopo Mazzonelli
Mi è stata offerta l’opportunità di lavorare con i musicisti dell’orchestra JFutura di Trento. Mi è stata data l’occasione di “usarli”, ed “usare” la musica per arrivare all’arte. Ho chiesto ai musicisti dell’orchestra di usarmi come un vero e proprio strumento musicale, improvvisando al ritmo del mio battito cardiaco, lasciando che la musica ed il mio corpo si fondessero in un’unica cosa. Così nasce questa performance ispirata alla poesia di Vladimir Majakovskij Viola e un poco nervosamente.
Mi sono accorta, lasciandomi suonare, della differenza che intercorreva nella percezione deii musicisti e degli ascoltatori prima e dopo la performance. Prima il mio corpo era un corpo di donna seminudo e per questo socialmente difficile da approcciare, dopo, una volta diventato uno strumento musicale, era un corpo da toccare senza commettere alcun illecito e senza cercare onesto riparo in alcuna inibizione sociale. Questa l’esperienza di un corpo e di un soggetto che cambiano in relazione al contesto ospitante, così le relazioni cambiano in base al significato che al corpo viene attribuito.
Col, dur. 1’04’’
Una performance di scrittura che interroga il rapporto tra legge, linguaggio e corpo. Il punto di partenza del lavoro è l’idea che il linguaggio -e la legge in quanto formulazione linguistica- sia in grado di contenere in maniera piena la complessità della realtà, rappresentandola e dandone espressione. Ciò implicherebbe una corrispondenza diretta tra ciò che viene rappresentato e il linguaggio che lo rappresenta, tra parola e cosa, tra legge e fatto. In alternativa, una diversa visione è quella che pone in evidenza la dimensione sempre paradossale del linguaggio, l impossibilità del linguaggio di contenere e rappresentare “fedelmente” la realtà. In questa direzione va considerato anche l’elemento incongruo della legge, il fatto cioè che la legge, in quanto formulazione linguistica, sgambetta e tradisce sempre se stessa.
In questa dimensione, il primo comandamento fornisce un utile esempio di espressione linguistica e di incapacità di questa espressione di “assolvere” alla funzione comunicativa e ingiuntiva che le è propria. La semplice trasposizione della comune tradizione biblica, da una lingua all’altra, da una scrittura ad un’altra, implica nella sua azione di scrittura un simultaneo effetto di traduzione e tradimento: una mano tradisce l’altra in una semplice e simultanea operazione di traduzione. L’ unicità implicata e contenuta dalla formula “non c’è altro dio all’infuori di Dio” viene così trasgredita e smembrata in una sequenza di segni dissociati che seguono più un ritmo asincrono tra le due mani, una danza, che non l’invocazione di senso che il comandamento vorrebbe esercitare.
Colore, dur.10”
Con l’obiettivo di esplorare la forte ed intensa relazione tra controllo e desiderio, questa performance vuole indagare le pratiche di seduzione come forme di controllo sul corpo ad opera di sotterranee influenze di una radicata ed egemonica cultura patriarcale. Ho avuto questa idea quando per la prima volta ho visto il film Gola Profonda, un cui la cosa che ho trovato più pornografica erano proprio le ciglia finte indossate dalle attrici. Perché quelle ciglia così grandi, così sproporzionate?Mi sono domandata quale fosse la relazione tra quelle ciglia e la seduzione stessa. Perché per enfatizzare il potenziale seduttivo c’era bisogno di una protesi, di mostrare quelle donne quasi come corpi-assemblaggi, quasi cyborg? Questo lavoro nasce dunque dal desiderio di esplorare il desiderio: è il desiderio una risorsa prodotta liberamente dalla nostra creatività, o piuttosto il prodotto di circostanze e contesti sociali e storici? Di cosa si nutre e di cosa è fatto il meccanismo del desiderio, e come possiamo ancora indossare quel modo di desiderare?In che modo desideriamo il desiderio?
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